Raffaele

fontana

Nacque in un paese dove d’inverno scendevano i mannari a trovar ristoro nella piazza dov’era la fontana antica. Crebbe forte e bello e quando ebbe l’età andò a bottega a ferrar cavalli. Poi, come corvi ad oscurare il cielo, giunsero gli aerei e con loro le bombe e di quella bottega, di suo padre e dei cavalli non ne rimase nulla. Passati che furono i boati la gente del paese prese coraggio e pianse nel vedere quello scempio, lo trovarono sepolto, vivo tra i morti, e si stupirono perchè dal capo gli cresceva un fusto privo di fronde e senza frutti.

Rimase a lungo disteso su di un letto, nel mentre il paese curava le ferite ed il dolore trovava il suo riparo nella memoria e nell’oblio della frenesia. Una notte, venuta da lontano, si presentò una vecchia dal fragile aspetto ma nel proposito tenace che contro il volere dell’amareggiata madre le sfiorò le gambe, sicché al risveglio potesse camminare. Grato di quanto gli era stato reso percorse il mondo e ritrovò il sorriso nell’amata Russia e tra il sangue dei tonni di Mazara. Non si sposò ma scelse i boschi, il profumo di quei funghi difficili a trovare e con la sola mano fece il lavoro di chi, più fortunato, ne ha ben due ma vive mesto e si compiange. Morì di cancro, senza respiro, lui che alle sigarette mai era andato a genio.